Parco eolico a Città di Castello, il caso dopo il video di Sgarbi | Ecco il progetto

L’invettiva su Facebook del critico d’arte aveva suscitato molti dubbi e perplessità ma sono ben tre i Comuni interessati | Alcune associazioni marchigiane e M5S seguono il caso da marzo 2016

Pubblicato su tuttoggi.info il 22 Settembre 2016,
di Davide Beccarini

 

Gli “ignari” tifernati, appena aperti gli occhi su questa “teoria”, finora mai “pubblicizzata” dagli enti competenti, si sono lanciati in una serie di ipotesi sul ‘come’ e sul ‘dove’ l’eventuale parco eolico potesse effettivamente sorgere. I più tragici hanno pensato di ritrovarsi alcune pale sulle verdi colline della Montesca, altri, più scettici, hanno pensato ad una bufala o ad un semplice errore geografico del critico d’arte.

Il progetto – Spulciando fra i pochi documenti pubblici a disposizione si è invece scoperto che, in effetti, c’è già un progetto ben avviato (non ancora ufficialmente approvato) dalla società proponente Ater (Alto Tevere Energie Rinnovabili) di Ravenna, per la realizzazione di un impianto eolico nel comprensorio montano denominato “Cima le Fienaie”, al confine tra le Marche e i Comuni di Città di Castello e San Giustino: l’opera prevede 5 aerogeneratori (4 insistenti sul territorio tifernate e 1 entro i confini del sangiustinese) di potenza unitaria massima pari a circa 3,3 MW (potenza complessiva pari a circa 16,5 MW) e l’ampliamento di una sottostazione elettrica in località “I Laghi” a Mercatello sul Metauro (PU), già autorizzata nell’ambito dei procedimenti relativi a due impianti eolici ricadenti nella Regione Marche, rispettivamente in località “Monte dei Sospiri” (nella foto, Comune di Apecchio) e in località “Monte il Cerrone” (Comune Mercatello sul Metauro).

Il luogo dove sorgeranno i 5 aerogeneratori secondo il progetto

Il luogo dove sorgeranno i 5 aerogeneratori secondo il progetto

V.I.A…alle critiche – Nel sito ufficiale della Regione Marche, lo scorso 11 agosto, era apparso l’avviso di comunicazione di procedibilità e avvio della procedura diValutazione di Impatto Ambientale Interregionale (V.I.A.) del progetto valida per entrambe le regioni (precedentemente richiesta anche dalla Regione Umbria). Nello stesso documento c’era scritto che gli Enti del territorio delle Marche potevano esprimere i propri contributi istruttori e/o pareri entro i 60 giorni decorrenti dalla data di pubblicazione dell’avviso e, pertanto, entro il prossimo lunedì 10 ottobre 2016.

Postilla, quest’ultima, che non è certo sfuggita ai vari comitati e associazioni contrari al progetto, tra cui il Comitato “No Tubo”, WWF e Gruppo di intervento giuridico Marche, pronti a presentare le proprie rimostranze e osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi, per cercare di fermare la costruzione dell’impianto. A segnalare la situazione a Vittorio Sgarbi, già dal marzo 2016, erano state proprio le suddette associazioni marchigiane, a detta loro “private sempre dell’accesso agli atti”, che da allora, anche per coordinare un’azione sinergica tra le due regioni coinvolte, collaborano con il Movimento 5 Stelle Città di Castello.

In questi giorni, proprio nella sede dei pentastellati tifernati, alla presenza dell’europarlamentare Laura Agea, del consigliere regionale Andrea Liberati e del consigliere comunale di Città di Castello Marco Gasperi, c’è stato un piccolosummit M5S-associazioni per decidere le azioni da intraprendere prima della scadenza del 10 ottobre.

Problematiche e perplessità – I vari comitati contestano, sulla scia dell’impianto già esistente ad Apecchio, l’impatto ambientale, effetto “pugno in un occhio”, degli aerogeneratori, alti quasi 90 metri e con pale lunghe oltre 50, che “violentano” le dolci linee del paesaggio di confine, nei pressi del quale sono presenti anche edifici medievali e perfino delle antiche terme. Il nuovo parco eolico, fanno sapere le associazioni, non dovrebbe neanche portare i risultati sperati in termini di energia in quanto, nella zona scelta, non ci sarebbero le 2.800 ore annue di vento necessarie. Valutazione, quest’ultima, – aggiungono – che andrebbe ottenuta attraverso uno studio con anemometro di almeno 15 anni. In questo preciso caso, invece, sarebbero bastati solo 24 mesi.

Sgarbi, molto attivo nella lotta contro l’eolico, aveva poi parlato anche di incentivi statali, “non meno distruttivi degli eventi sismici”, che di fatto incoraggerebbero questo tipo di operazioni a discapito della natura. “Nei nostri Appennini – dicono i rappresentanti dei vari comitati – non c’è bisogno dell’eolico. Questo tipo di rinnovabile necessita infatti di venti costanti. In Portogallo e in Spagna l’eolico ha addirittura superato il nucleare ma ricordiamoci che nella penisola iberica soffiano i forti venti provenienti dall’Atlantico”.

L’ultima perplessità, sponda umbra, riguarda i cittadini, ancora mai messi al corrente di un tale progetto. Neanche dopo il provocatorio video del professor Sgarbi.